II^ Puntata – ESERCITO ITALIANO: LA MORTE DEL CAPORAL MAGGIORE CHIEROTTI TRAGICA CASUALITA’? SFORTUNA?

Pubblicato da Presidente AssoMilitari il

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INCHIESTA: LA SOTTILE LINEA ROSSO SANGUE

Chi denuncia muore …suicida!

Prosegue il viaggio nel mondo delle Forze Armate al fine di evidenziare alcune criticità che potrebbero divenire causa di sofferenza nei confronti degli operatori in servizio.

A scanso di equivoci si ribadisce formalmente che l’Amministrazione militare è formata per la quasi totalità da personale di alto valore umano e professionale, quindi, ogni possibile defezione individuata all’interno di essa, è circoscritta ad un numero ristretto e ben definito tra questi.

L’amore e il rispetto che nutriamo verso le Istituzioni, in special modo quelle militari, ci spingono a proseguire nel nostro impegno. Vogliamo preservarle da un possibile nocumento dovuto a comportamenti deprecabili messi in atto da sporadici soggetti.

 

II^ PUNTATA

ESERCITO ITALIANO: 25 OTTOBRE 2012 LA MORTE DEL CAPORAL MAGGIORE TIZIANO CHIEROTTI, TRAGICA CASUALITA’? SFORTUNA?

 

Lo scorso 4 e 5 febbraio 2021 si è riunita la Commissione di Avanzamento per gli Ufficiali presieduta dal Capo di Stato Maggiore Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina.

Tale commissione ha scelto i nuovi Generali sulla base di quattro aree di valutazione: cultura personale, precedenti di servizio, corsi e missioni, attitudini militari. Vaglio finalizzato a individuare quei pretendenti in possesso di tutte le doti che albergano nell’”Uniforme”, come sancito anche dall’Accademia Militare che ne indica le venti principali e inderogabili: Esempio, Onore, Lealtà, Volontà, Fierezza, Dignità, Fermezza, Fedeltà, Orgoglio, Audacia, Fede, Carattere, Valore, Coraggio Impeto, Certezza, Tenacia, Saldezza, Osare, Dovere.

Risulta evidente che per proseguire nella carriera di Ufficiale, quindi, arrivare al rango di Generale, si debba essere incontrovertibilmente in possesso di tutti questi valori a livelli ben oltre la norma.

Tra i possibili ufficiali in lista per il grado di Generale, c’è un Colonnello, Nicola Piasente.

Per doverosa correttezza si evidenzia che ad oggi, verso tale ufficiale non risulterebbe in atto alcuno dei motivi di diniego ad essere valutato generale, come ad esempio, procedimenti disciplinari che possano sfociare in sanzioni di Stato o procedimenti penali. Tutt’altro, il Col. Nicola Piasente è sempre stato formalmente riconosciuto dai suoi giudicanti, come Ufficiale e Comandante di altissimo livello.

Nel 2012 il Col. Nicola Piasente, all’epoca Tenetene Colonnello, era Comandante del Battaglione “Saluzzo” presso il 2° Reggimento Alpini di stanza a Cuneo. In tale periodo di comando, ricoprì il ruolo di Comandante di battaglione della “Task Force Sud – Est”, durante la missione in Afghanistan, Bakwa.

Durante tale missione, il 25 ottobre 2012, perse la vita in uno scontro a fuoco il C.le Magg. Tiziano Chierotti, impiegato in tale missione nella qualità di furiere presso la 23° Compagnia del 2° Reggimento Alpini.

Proprio durante tale evento, il Col. Nicola Piasente era il Comandante della pattuglia del C.le Magg. Chierotti.

Per tale infausto evento, venne nominata una Inchiesta Sommaria condotta dall’Ufficiale Inquirente Gen. Berto, attuale Comandante delle Truppe Alpine.

L’Inchiesta Sommaria parrebbe non aver riscontrato alcun addebito alla condotta dei Comandanti e militari presenti all’evento. Sembrerebbe anche non aver evidenziato possibili pregresse lacune addestrative vissute dai medesimi militari coinvolti nello scontro a fuoco.

Per giusta informazione si ricorda che tutti i militari partecipanti alle missioni, devono possedere adeguate capacità fisiche e professionali. Per questo devono aver superato prove fisiche e frequentato tutta una serie di lezioni teoriche e pratiche, i cosiddetti “pacchetti addestrativi”.

La frequenza a tali “pacchetti” è conditio sine qua non alla partecipazione alle missioni.

Con tali presupposti si confida che l’Ufficiale Inquirente Gen. Berto, durante l’Inchiesta Sommaria svolta all’epoca dei fatti, abbia accertato che furono frequentati e superati tutti i pacchetti addestrativi, da parte dei militari presenti in tale missione e in particolar modo quelli coinvolti nello scontro a fuoco come il C.le Magg. Chierotti.

Questo perché in un contesto operativo e difficile come quello dell’Afghanistan, l’assenza di un pregresso addestrativo avrebbe potuto esporre i militari partecipanti a tutta una serie di pericoli e difficoltà obiettive e oggettive. Uno tra i più evidenti e importanti pericoli presenti in un soldato poco o male addestrato, è l’assenza del concetto di R.A.I., reazione automatica immediata. Nel concreto la R.A.I. è una risposta fisica-automatizzata, eseguita senza volontà ragionata, e proprio questa base di automatismo rende la risposta del soldato immediata e risolutiva. Tale risposta, figlia di un addestramento razionalmente strutturato e ripetuto, permette ad una qualsiasi persona di rispondere positivamente ad un qualsiasi evento inaspettato, come ad esempio una attivazione nemica. Senza un adeguato addestramento qualsiasi militare difronte ad una attivazione non saprà reagire in maniera automatica e immediata, restando invero incapace di compiere una reazione, come ad esempio scappare, mettersi al riparo, coordinarsi con il resto del reparto o rispondere immediatamente al fuoco. Ogni militare degno di questo nome sa di cosa si parli.

L’alpino Chierotti, oltre ad essere molto giovane e con poco esperienza, non aveva la mansione di fuciliere ma bensì di furiere, quindi, forse non in possesso di una formazione tecnico-operativo da potergli permettere di svolgere pattuglie o attività operative in totale sicurezza, tanto più nel caso non avesse nemmeno partecipato a tutte le fasi addestrative.

Qui nasce un dubbio lecito, Chierotti aveva frequentato e superato ogni pacchetto addestrativo, ovvero, anche per mansione ricoperta, era tecnicamente pronto per svolgere pattuglie in una missione difficile come l’Afghanistan?

Presso la Procura Ordinaria di Cuneo, attraverso una formale querela presentata 15.07.2013 da un Graduato effettivo presso il 2° Reggimento Alpini, si era avviato il procedimento n. 2013/4785 RG. Tale querela era stata presentata dal militare nei confronti dei pro tempore Comandanti di Reggimento Col. C.C. e Comandante di Battaglione Ten. Col. Nicola Piasente, a seguito di possibili comportamenti o situazioni irregolari accaduti in servizio. Tra questi venivano segnalate possibili reiterate vessazioni perpetrate verso diversi militari del reparto, e eventuali gravi omissioni esercitate da tali Comandanti verso regolari segnalazioni di gravissimi atti e comportamenti irregolari compiuti da militari in servizio (ad es: rifiuto di obbedienza, minacce, atti di nonnismo, simulata infermità, diffamazione, ingiuria, etc).

Nella medesima denuncia del 15 luglio 2013, paragrafo “E.4”, si legge una segnalazione che sembrerebbe d’importanza vitale:

[…] visto che vari militari impiegati in Afghanistan, non hanno partecipato a tali “indispensabili” addestramenti poiché o in convalescenza o perché arrivati dalle scuole di formazione pochi giorni prima della stessa (27 agosto 2012) o per altre problematiche. Per citarne solo alcuni: Tenente Bxxxxxx, Mar.llo Sxxxxxxx, Mar.llo Nxxxx, Serg. Dxxxxxxxx, C.le Cxxxxx, C.le Lxxxxx oltre, a detta dei suo colleghi, il C.le Chierotti poi deceduto durante la suddetta missione estera[…]

Proseguendo con la lettura di tale denuncia:

[…]Ero presente anche io ad alcuni pacchetti mentre da alcuni astanti venivano messe delle firme di partecipazione anche per personale non presente in aula e che non aveva presenziato alle lezioni appena svolte; cosa facilmente riscontrabile attraverso un controllo della autenticità delle firme poste sui fogli di presenze, firme che i militari avrebbero dovuto apporre solo dopo aver partecipato fisicamente alle lezioni in oggetto. Risulterà con facile evidenza che molte delle firme sono state poste dalla mano di una stessa persona. […]

Il contenuto della denuncia redatta a poca distanza dalla morte del C.le Magg. Chierotti, sembrerebbe evidenziare una realtà molto grave se confermata.

 

N.B.: Tale procedimento penale è stato archiviato dalla Procura di Cuneo con la motivazione che durante i vagli svolti nessuno avrebbe confermato le accuse mosse in detta denuncia. Dal fascicolo dell’inchiesta non risulterebbe però alcuna indagine svolta, alcun testimone sentito, alcun documento visionato, alcun vaglio effettuato. Per tale archiviazione è stato avviato il ricorso alla Suprema Corte di Cassazione che avrebbe poi rigettato la richiesta non per inconsistenza dei contenuti, quindi non per merito, bensì, almeno cosi sembrerebbe, per meri vizi procedurali.

 

A prescindere dall’esito della Procura, l’Amministrazione militare, avrebbe dovuto obbligatoriamente vagliare i fatti formalmente denunciati da un suo dipendente, al fine di rilevare eventuali irregolarità e possibili rilevanze disciplinari e amministrative che potrebbero aver influito, se mai confermate, sulla morte di un giovane soldato.

Nel caso de quo, sembrerebbe che mai alcun vaglio sia stato eseguito dalla linea di Comando, come parrebbe confermare una relazione inoltrata il 14.07.2019 (M_D E22550 REG2019 0009785 17.07.2019 ), dal medesimo militare già autore della denuncia del 15 luglio 2013.

Tale missiva veniva indirizzata attraverso i canali ufficiali a tutta la catena di comando fino al Ministro della Difesa, quindi in teoria visionata da diverse Autorità Militari come i pro tempore Comandante del 2° Reggimento Alpini Col. Orsi, Comandante della Brigata Alpina Taurinense Gen. B. Scalabrin, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Gen. C.A. Salvatore Farina, Capo di Gabinetto del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta Gen. Squadra Aerea Alberto Rosso, Capo Ufficio Affari Giuridici del Gabinetto del Ministro Col. Massimo Ciampi.

In tale formale missiva si legge:

  • […] nessun soggetto della linea gerarchica citata dal Gen. Rosso e dal Col. Ciampi – Col. Fontana, Gen. Biagini, Gen. Berto, Gen. Farina – ha effettuato alcun riscontro, effettuato indagini, sentito testimoni, visionato gli atti, ovvero ha confutato con riferimenti e dati oggettivi e riscontrabili la fondatezza delle accuse mosse dal sottoscritto[…];
  • […]La catena di comando o ha omesso di attivarsi nei confronti di reali e inconfutabili gravi mancanze perpetrate dal personale militare così come descritto dal sottoscritto; oppure, in presenza di accuse infondate e lesive di militari e dell’Istituzione, ha omesso di avviare le azioni legali e sanzionatorie, sancite dalle norme militari e dalle leggi italiani, nei confronti del presunto millantatore e diffamatore, ovvero lo scrivente! E’ evidente che, al di la di ogni ragionevole dubbio, in tutta la vicenda si siano perpetrati comportamenti penalmente rilevanti e amministrativamente sanzionabili, verso i quali il Ministero della Difesa doveva intervenire a tutela delle Istituzioni stesse[…];
  • […]Il sottoscritto alle autorità che hanno dichiarato di aver effettuato indagini, visionato, documenti, interrogato testimoni, ovvero che hanno valutato infondate TUTTE le accuse mosse dal sottoscritto, ha formalmente e ripetutamente chiesto di mostrare Le indagini fatte e i documenti da esse redatti. Mai una risposta è pervenuta mai riscontro è stato mai prodotto[…];

Per quanto sopra espresso, sembrerebbero lecite alcune domande:

  • Il pro tempore ufficiale Inquirente dell’Inchiesta Sommaria, attuale Comandante delle Truppe Alpine Gen. C.A. Berto (membro della Commissione di Avanzamento), durante lo svolgimento delle indagini relative al C.le Magg. Chierotti, ha visionato o fatto visionare gli atti relativi alla frequentazione dei pacchetti addestrativi?
  • Il Comandante delle Truppe Alpine Gen. di Corpo d’Armata Claudio Berto – nel caso non avesse effettuato tale vaglio all’epoca dei fatti, avendo successivamente ricevuto diverse formali segnalazioni circa le “firme false” come sopra evidenziato, quindi avendo saputo della possibilità che vari militari compreso il C.le Magg. Chierotti, potrebbero non aver frequentato tutti i pacchetti – ha indetto delle verifiche integrative?
  • Di fronte alla morte di un ragazzo di 20 anni e ad una famiglia distrutta, nel caso che tali vagli non fossero stati esperiti, sarebbe lecito chiedersi, come mai nell’arco di 9 anni nessuno della Linea gerarchica abbia mai reputato necessario avviare una qualsivoglia indagine in tal senso?

Sarebbe bastato controllare la documentazione didascalicamente indicata per riscontrare se, come dichiarato in formali denunce, diverse firme siano state poste da una stessa mano. Sarebbe anche bastato confrontare le presenze in servizio dei partecipanti ai pacchetti con eventuali licenze di convalescenza o altri motivi di assenza. Alcuni di questi soggetti, ad esempio, sembrerebbe che fossero fisicamente assenti dalla caserma in quanto in licenza di convalescenza o per altri motivi, quindi impossibilitati a partecipare a tali addestramenti.

In altre parole, sarebbe bastato chiedere ai soggetti indicati in maniera circostanziata e didascalica nelle denunce la corrispondenza di quanto affermato nelle medesime.

Anche la relazione formalmente inoltrata su tutta la catena gerarchica fino al pro tempore Ministro della Difesa Dott.ssa Elisabetta Trenta (M_D E22550 REG2019 0009785 17.07.2019), pur contenente accuse forti e circostanziate circa possibili gravi omissioni e irregolarità, è rimasta senza riscontro alcuno.

Perché l’Amministrazione Militare in 9 anni non avrebbe saputo o voluto effettuare tale tanto semplice e immediato quanto vitale controllo?

Il Col. Nicola Piasente, veniva proposto per una medaglia al valore proprio per tale attentato in cui perse la vita il militare. Le motivazioni formali del conferimento della Medaglia, così come riportato sul sito della Presidenza della Repubblica sembrerebbero però andare in contrasto con quanto raccontato tra il personale del Reparto.

Infatti nella motivazione della “Croce di bronzo al merito dell’Esercito” si legge:

Comandante di battaglione della “Task Force Sud – Est”, a seguito di un proditorio attacco nei pressi di un centro abitato, condotto da elementi ostili, dirigeva in modo ardito e con somma perizia le attività per la messa in sicurezza del dispositivo e l’esfiltrazione dei militari feriti, garantendo la neutralizzazione della minaccia. Chiarissimo esempio di militare che con il suo operato ha contribuito ad elevare il prestigio dell’Esercito Italiano. Bakwa (Afghanistan), 25 ottobre 2012”

Però presso il personale del 2° Reggimento Alpini, quindi gli stessi militari presenti a Bakwa in quel frangente, la storia che si narra sarebbe differente. Infatti la storia narrata al reparto descriverebbe che forse il Col. Nicola Piasente, al verificarsi dei primi colpi, si sarebbe allontanato dalla zona del conflitto, per poi tornare indietro successivamente, a seguito della segnalazione di aver abbandonato dei mezzi sul punto dello scontro, ovvero sarebbe tornato quando la minaccia era già stata terminata.

Visto che sulla motivazione della onorificenza erogata, si cita “dirigeva in modo ardito e con somma perizia le attività per la messa in sicurezza del dispositivo e l’esfiltrazione dei militari feriti, garantendo la neutralizzazione della minaccia, forse anche nel rispetto della famiglia dell’Alpino Tiziano Chierotti, varrebbe la pena poter vagliare tutte le testimonianze redatte all’epoca dei fatti dai presenti per stabilire con estrema chiarezza, lo svolgimento dei fatti. Per le medesime motivazioni, come già detto, sembrerebbe necessario effettuare un vaglio su quanto affermato relativamente all’inserimento in teatro operativo con alto livello di pericolosità, di personale eventualmente non idoneo, ovvero assente del dovuto addestramento.

Difronte ad un ragazzo di venti anni morto, forse i Vertici militari, come anche il Gen. G.A. Claudio Berto ai quali era stata sottoposta più volte la questione delle probabili “firme false”, avrebbero dovuto dissipare ogni dubbio avviando ogni vaglio possibile, quindi rispondendo a tale grave accusa confutandola con riscontri oggettivi e formali. Tali riscontri, purtroppo, sembrerebbero non essere stati prodotti da alcuna Autorità, a riprova, nessuno dei testi indicati è stato sentito.

Ma possibili comportamenti o situazioni irregolari probabilmente rimasti senza un vaglio disciplinare dalla catena di comando sembrerebbero essere diverse.

Un esempio delle tante segnalazioni contenente vari possibili fatti e comportamenti irregolari, come quelli qui esposti, inoltrate lungo la catena di Comando fino al pro tempore Ministro della Difesa Dott.ssa Elisabetta Trenta, è quella consegnata a mano e via P.E.C. il 02.04.2018 al Gen. C.A. Berto: “RELAZIONE INTEGRAZIONE INCONTRO GEN. C.A. BERTO 02.04.2018”.

Con una semplice lettura delle segnalazioni formalmente ricevute dalla Linea di Comando come ad esempio quella del 15.07.2013, o quella del 02.04.2018, il Col. Nicola Piasente. veniva più volte indicato, quale possibile autore di gravi e reiterati comportamenti irregolari e vessatori perpetrati nei confronti di vari Volontari, Graduati, Sottufficiali e Ufficiali del 2° Reggimento Alpini. In tali atti, come anche nei successivi ultimo dei quali datato 19.12.2020, venivano indicati grado, nome e cognome dei possibili rei, come anche dei soggetti vittime e degli eventuali testimoni.

Anche in questo caso la stessa Catena di Comando, pur in presenza di situazioni altrettanto gravi relative a possibili vessazioni, sembrerebbe non aver compiuto alcun vaglio disciplinare, infatti alcuno dei soggetti indicati quali possibili testimoni o soggetti vessati è stato mai sentito ne dall’Amministrazione Militare nè dalle Autorità Giudiziarie.

Sembra necessario sottolineare che una di queste varie segnalazioni contenenti riferimenti a possibili irregolarità e atti vessatori perpetrati dal Col. Nicola Piasente, che per le loro caratteristiche potevano identificare motivi predisponenti e precipitanti azioni suicidarie, veniva consegnata a mano e via P.E.C. al Comandante delle Truppe Alpine Gen. C.A. Berto il 02.04.2018.

Il 02.05.2018, sotto il comando del Col. Nicola Piasente si toglieva la vita un Maresciallo. Le persone più vicine a tale Maresciallo, indicano come possibile motivo scatenante, lo stress vissuto in servizio in Caserma e durante la missione in Iraq presso la diga di Mosul, alla quale aveva partecipato. Il suicidio è avvenuto successivamente al rientro in patria. Tale Maresciallo era una persona con grande bagaglio di esperienza e comprovato pregresso operativo e professionale, quindi in possesso di grande valore e resilienza.

Si spera che il Comandante delle Truppe Alpine Generale di Corpo d’Armata Claudio Berto, a seguito delle diverse formali, didascaliche e circostanziate segnalazione ricevute circa possibili comportamenti vessatori perpetrati dal Col. Nicola Piasente e potenzialmente predisponenti e precipitanti azioni suicidarie, visto tale evento suicidario, abbia indetto una inchiesta Sommaria o comunque abbia fatto i dovuti vagli al fine di appurare se le accuse circa i comportamenti vessatori denunciati fossero fondate. Attualmente non sembrerebbero esistere tali vagli disciplinari.

Per la missione svoltosi a Mosul, dove tale Maresciallo aveva partecipato sotto al Comando del Col. Nicola Piasente, quest’ultimo riceveva un ulteriore onorificenza “Croce di Bronzo al Merito dell’Esercito”, nella quale tra le motivazioni si legge “distintosi per l’incisiva ed efficace azione di comando”.    Se dovessero risultare reali e fondate le accuse mosse in tutte le relazioni sopra citate, relativamente ad un possibile comando perpetrato con atteggiamenti e modalità non consone all’Uniforme, ovvero rasenti vere e proprie vessazioni o violenze psicologiche, l’Amministrazione Militare avrebbe qualcosa da ridire sul fatto che queste siano state dalla stessa incoraggiate nonché premiate con una medaglia?

Sembrerebbe essere molto sfortunato il Col. Nicola Piasente, poiché in ogni missione/attività dallo stesso comandata o nella quale abbia avuto parte, sono successi o si legano sempre dei fatti incresciosi o di sangue.

A mero esempio.

Sotto il suo comando, durante la missione in Afghanistan, 13.02.2008, moriva il Maresciallo Giovanni Pezzullo. Per tale missione il Col. Nicola Piasente riceveva una “Croce d’Argento al Merito dell’Esercito”.

Mentre era Capo Ufficio Operazioni e Addestramento al 3° Reggimento Alpini, il 10.08.2001, morivano durante una missione in Kosovo, due Alpini del medesimo reparto, Giuseppe Fioretti e Dino Paolo Nigro.

Mentre era Comandante di Battaglione del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti Ranger, 2014, durante dei lanci svolti nell’esercitazione “Razor 2014″ in località Monte Romano, ci furono diversi feriti di cui uno molto grave riportante danni alla colonna vertebrale. Tale situazione potrebbe essere stata causata per lanci effettuati con vento troppo forte rispetto al livello massimo consentito/obbligatorio per poter effettuare i lanci. Potrebbe la Pattuglia Guida (nucleo preposto a misurare le condizioni meteo/vento al momento del lancio, quindi ad autorizzare gli stessi), aver sbagliato a valutare la potenza del vento? Vista la professionalità e l’esperienza posseduta dal personale di tale reparto tale ipotesi sembra per lo meno strana.”

Per concludere.

Il Colonnello Nicola Piasente nei giorni 4 – 5 febbraio 2021, potrebbe essere stato valutato idoneo, quindi essere stato promosso al grado di Generale da una Commissione di Avanzamento costituita da vari Vertici militari, compreso il Comandante delle Truppe Alpine Gen. C.A. Berto.

Quindi il Comandante delle Truppe Alpine Generale di Corpo d’Armata Claudio Berto era uno dei membri della Commissione, nonché Vertice militare che ha ricevuto e letto negli anni tutta la documentazione relativa ai fatti sopra indicati. In tali relazioni erano presenti anche altre segnalazioni di situazioni e comportamenti potenzialmente irregolari e illegittimi riferiti ad altri Colonnelli anch’essi in lista per diventare potenzialmente Generali.

Si spera sinceramente che il Generale C.A. Berto abbia messo a conoscenza delle realtà qui marginalmente menzionate, tutti membri della Commissione, nonché il Presidente della stessa, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, persona di estrema serietà professionale in possesso di forte senso dell’onore e dello Stato nonché molto sensibile al benessere dei propri uomini e donne. Questo avrebbe garantito a tutti i membri della Commissione di giudicare i pretendenti con una visione completa.

Sarebbe devastante per l’Istituzione se dovessero emergere situazioni o comportamenti raffiguranti possibili gravi irregolarità e illeciti che, seppur messi nella conoscenza della stessa, non siano stati dalla medesima vagliati, ovvero non siano stati presi in considerazione per la scelta dei nuovi Generali. Tale ipotesi, se confermate, oltre a essere un possibile nocumento per i vari colonnelli lasciati fuori dalla lista di avanzamento, creerebbe un imbarazzo difficilmente gestibile per l’Amministrazione Militare e le Istituzioni.

Facendo un pensiero a voce alta, viene in mente un aforisma di Napoleone Bonaparte dove citava che durante le guerre, preferiva avere al fianco Generali fortunati invece che Generali capaci ma sfortunati. Visto quanto sopra, sarebbe interessante conoscere dai militari quale ipotesi preferirebbero.

Fonte foto copertina:

https://www.ansa.it/web/notizie/photostory/primopiano/2012/10/28/Ciampino-salma-caporal-maggiore-Chierotti-_7705082.html


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