Seconda lettera aperta per il Presidente della Repubblica Sen. Sergio Mattarella – Vessazioni e Suicidi nel Comparto Difesa e Sicurezza

Pubblicato da The Master il

Cuneo 31.12-2020

 

 

 

A                                                      PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SEN. SERGIO MATTARELLA

Palazzo del Quirinale

Piazza del Quirinale – 00187 Roma

protocollo.centrale@pec.quirinale.it

 

 

Egregio Sig. Presidente della Repubblica,

  Tra poche ore sarà il 2021, un anno che porta con se una serie di ricorrenze intrise di significati storici e affettivi, tra i quali spiccano:

  • 160° anniversario della morte di Camillo Benso Conte di Cavour;
  • 160° anniversario dell’Unità d’Italia.

La prima rappresenta la volontà, la passione, la lungimiranza e l’amore di chi vuole raggiungere un sogno attraverso un impegno lungo tutta la vita. La seconda, cosa possa fare un popolo diviso e senza ideali e visioni comuni, se gli si mostra un “sogno” chiamato Patria.

In questi giorni particolarmente difficili i cittadini che vestono una uniforme sono tornati, a distanza di 160 anni, elementi indispensabili, ricercati e vitali per il benessere dei cittadini e la sopravvivenza dello Stato. Rivivendo però il doloroso dualismo di vedersi dimenticati o vilipesi in tempo di pace e osannati e ricercati nei momenti difficili.

Signor Presidente, quattro anni fa negli stessi giorni di feste, Le scrissi in veste di semplice cittadino una lettera, per sottoporLe delle gravi problematiche al fine di chiederLe un risolutivo aiuto:

https://www.carlochiariglione.com/2016/12/01/lettera-aperta-al-presidente-della-repubblica-italiana-senatore-sergio-mattarella/

In tale missiva era dolorosamente indicata questa nostra Patria, ormai ombra del suo glorioso passato, nonché privata di quelle doti e di quelle virtù italiche che nessun altro Stato può vantare e che ci ha resi eterni nel tempo e invidiati e ammirati dal mondo intero.

In Lei cercavo un motivo capace di rinsaldare nei cittadini, quella fiducia ormai affievolita verso le Istituzioni, sempre più “macchiate” da soggetti e comportamenti più indirizzati a fini personali rispetto alla res publica. Tale perdita di etica e di dignità era forte motivo di sofferenza tra i cittadini, specialmente quelli in uniforme.

Mi rivolsi a Lei perché capace di dirimere situazioni anche gravi, attraverso la delicatezza e la gentilezza di poche e semplici parole, dette al momento giusto e nei modi più consoni.

Le sottoposi problematiche vissute da chi, rischiando quotidianamente la propria vita e la serenità famigliare, indossa una uniforme per difendere valori quali onore, etica, legalità, equità, giustizia legale e sociale.

In ultimo, Le indicai anche situazioni biasimevoli presenti in alcune Istituzioni militari, che nulla hanno da confondersi con ciò che rappresentano le Forze Armate e i Corpi Armati dello Stato, ma bensì, per gravità e modalità attuative, più vicini a quegli ambienti riprovevoli e deprecabili identificabili con la parola “mafia”.

Qui non aggiungo altro per rispetto verso la Sua persona che, purtroppo, ha conosciuto con enorme e non rimarginabile dolore cosa siano certi atteggiamenti che minano la dignità e la serenità delle persone, agendo e rafforzandosi attraverso prepotenza, violenza, paura, omertà e impunità.

Signor Presidente, Lei mi rispose esortandomi a non cedere, ad impegnarmi con ogni energia, al fine di migliorare le cose.

In questi anni ci sono stati dei miglioramenti, ma purtroppo, alcune delicate e gravi situazioni all’epoca identificate nelle Istituzioni militari, risultano oggi ancor più presenti e più rafforzate.

Signor Presidente, quattro anni fa Le chiesi quale fosse il limite che separa la giusta lealtà e abnegazione dovuta alle Istituzioni, dal comportamento omertoso e accondiscendente verso le aberrazioni istituzionali. Ora Le rinnovo con maggiore calore tale richiesta, anche in virtù del 160° anniversario dell’Unità d’Italia che stiamo per festeggiare. Periodo esemplificativo della massima espressione di Patriottismo e attaccamento alle Istituzioni, facilmente identificabili in queste poche parole di Mazzini:

Dove gli uomini non riconoscono un principio comune, dove non è identità d’intento per tutti, non esiste Nazione ma folla ed aggregazione fortuita”.

Qui il motivo di questa nuova comunicazione che Le inoltro, poiché, come da Lei indicatomi, sono sempre più convinto che ognuno debba concorrere al benessere dello Stato e delle Istituzioni, al massimo delle proprie possibilità, come si evince da questa citazione ormai fatta mia regola di vita: “Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana.”

A distanza di quattro anni La ricontatto nella qualità di Presidente di Assomilitari, per esporLe un problema che grava sugli appartenenti al Comparto Difesa e Sicurezza, che sta procurando gravi sofferenze tra gli stessi, fino a spingere alcuni all’estremo gesto del suicidio: la non tutela della sicurezza, fisica e psicologica, dei suoi appartenenti e soprattutto la copertura di responsabilità e occultamento dei casi già manifesti.

Assomilitari è nata proprio con lo scopo di dare voce a chi non riesce ad averla, cercando di portare giustizia ed equità dove non ci sarebbe. Per questo motivo #nessunorimaneindietro è il nostro motto.

Gli episodi più ricorrenti sono minacce, diffamazione, denunce penali basate su accuse infondate (e che si rivelano tali con assoluzioni piene, ma a caro prezzo per l’indagato), demansionamento, trasferimenti punitivi, procedimenti sanzionatori, intimidazioni, ingerenze anche nell’ambito privato, abusi di autorità, violenza privata e molto altro ancora come gravi omissioni che, in alcuni casi, procurano gravi danni erariali allo Stato.

Da anni con Assomilitari ci stiamo attivamente occupando del problema dei suicidi tra il personale del Comparto Difesa e Sicurezza, che purtroppo avvengono con sempre maggiore frequenza, e con tasso maggiore rispetto a quello della popolazione civile. Per questo abbiamo optato per nuove forme comunicative, https://youtu.be/lqMT_ILp2Ds, https://youtu.be/iRxpDv9fLZQ, financo ad aprire un “Osservatorio Vessazioni e Suicidi Comparto difesa e Sicurezza”. https://www.assomilitari.it/osservatorio-vessazioni-e-suicidi/

La nostra attenzione è rivolta soprattutto a quei suicidi fortemente sospettati di essere istigati da alcuni Comandanti attraverso continui comportamenti vessatori messi in atto nei confronti delle vittime. Per tale problematica ho personalmente presentato diverse denunce e relazioni sulla linea di Comando, tutte indicanti nomi, cognomi e fatti circostanziati, senza ricevere alcun riscontro. Stranamente, nonostante la gravità delle accuse mosse verso soggetti ben definiti e identificati con Grado Nome e Cognome, nessuna denuncia sostenibile è stata mossa nei miei confronti per diffamazione o ingiuria.

Signor Presidente, per darLe un esempio tangibile, mi spingo a dichiararLe, come già fatto in diversi atti formali, che uno dei sopra citati suicidi, forse si sarebbe potuto evitare, se solo la linea di Comando non avesse più volte ignorato, mie formali denunce inoltrate a tutta la catena gerarchica fino al Ministro della Difesa. In una di queste denunce in particolare, anticipavo di 30 giorni un tragico episodio suicidario poi avvenuto, riportando fatti e comportamenti, citando persone, che poi si sarebbero rivelati quali attori nella triste vicenda. Gli stessi “attori” erano stati formalmente e circostanziatamente accusati in varie mie denunce, di perpetrare verso i propri sottoposti gravi comportamenti vessatori che, come indicato dalle linea guida emanate dal Ministero della Difesa e dallo Stato Maggiore Esercito, rappresentano obiettivi e oggettivi motivi predisponenti e precipitanti situazioni suicidarie. Il Ministro della Difesa pro tempore, con cui sono riuscito a mettermi in contatto solo successivamente alla sua cessione del Dicastero, ha poi affermato di NON AVER MAI RICEVUTO tale mia denuncia, seppur a lui indirizzata, come anche missive inoltratogli da familiari dei militari vessati, rimanesti soli, senza aiuti e nella disperazione.

Signor Presidente, se non tutti i suicidi possono essere riconducibili a fatti intercorsi in servizio, una parte di essi solitamente si verifica in caserme le cui linee di comando sono note per creare situazioni di forte stress e disagio, attraverso vessazioni o irregolarità. Di questo abbiamo oggettivi e mai sconfessati riscontri.

Purtroppo, chi osa denunciare atti irregolari o illegali, con il fine di farlo desistere viene puntualmente fatto oggetto di intimidazioni, minacce, diffamazione, demansionamento, abbassamento delle note caratteristiche, azioni disciplinari, trasferimenti punitivi, azioni screditanti, denunce penali e, infine, il congedo.

Ciò crea tra il personale una condizione di “omertà imposta”, promossa, accettata e garantita da una parte della stessa linea di comando.

Purtroppo alcune linee di comando, seppur innanzi a formali e circostanziate denunce, hanno prima negato l’esistenza di tali vessazioni e modus operandi, omettendo ogni tipo di riscontro e indagine, per poi attuare ritorsioni nei confronti dei denuncianti, perpetrando gli stessi abusi contenuti nelle denunce.

I video e le azioni di denuncia prodotti dal sottoscritto in qualità di Presidente di Assomilitari (es. sul canale Youtube di Assomilitari o sul sito internet), sono state pubblicati come conseguenza alla posizione omissiva operato da una parte dell’Amministrazione Militare, difronte alle denunce inoltrate lungo la via gerarchica e istituzionale prevista.

Tale decisione è stata presa per permettere ai Vertici militari di conoscere, senza filtri e censure, le denunce e le segnalazioni che non avevano trovato risposta, poiché non fatte pervenire agli aventi causa, come nel caso del Ministro sopra citato. Si voleva evitare che di fronte all’ennesimo suicidio di un militare si potesse sostenere che nulla si sapeva e nulla potesse essere fatto per evitarlo.

Ho quindi deciso di denunciare in video tali realtà, al fine di evitare nuove vittime tra il personale in servizio, informando direttamente i Vertici, ovvero spronare a rompere il muro di omertà.

L’ho fatto accettando il rischio di divenire io stesso vittima di questo sistema, pur essendo tale modalità comunicativa totalmente legittima, come si evince dagli atti. Previsione confermata.

Anche il sottoscritto negli anni e in questi giorni stessi, è stato ed è oggetto di diverse azioni penali e disciplinari avviate da alcuni Comandanti (precedentemente formalmente indicati come rei di atti irregolari e illeciti), attraverso accuse infondate, costruite su false o mancate indagini, su dichiarazioni mendaci, rafforzate da falsificazioni di atti formali e a tutta una serie di evidenti e oggettivi vizi procedurali, di conflitti d’interesse e gravi omissioni. Realtà facilmente riscontrabile dalla documentazione già prodotta.

Le sentenze di assoluzione e le carte dei vari procedimenti disciplinari e penali non lasciano dubbi sul fatto che ogni accusa fosse totalmente infondata, montata e costruita ad arte anche attraverso testimonianze false, al solo fine di punire il sottoscritto per le battaglie intraprese e le denunce di illeciti presentate, ovvero per aver tutelato i colleghi vessati. A conferma ulteriore del modus operandi attuato verso chi osa denunciare tali situazioni.

Signor Presidente, l’uniforme che indosso con sommo onore e rispetto da oltre ventisei anni, con tutti gli alti ed etici sentimenti e valori che in essa albergano, dopo la mia famiglia, è la cosa più importante che possiedo. Ci credo a tal punto da continuare ad andare avanti nelle mie battaglie, seppur fatto oggetto io stesso di tutto ciò di negativo sopra menzionato.

Oggi, grazie all’esperienza maturata sul campo, posso identificare quali problemi principali di quanto sopra indicato, la giurisdizione domestica, l’impunità e l’omertà, elementi sempre presenti in ogni situazione deprecabile intercorsa in servizio e da noi vagliata in vari casi di suicidi intercorsi, ovvero in casi di malessere e stress vissuto dagli operatori a noi rivolti.

Quello cui auspico ora è che si indaghi realmente sui casi di abusi e insabbiamenti già avvenuti e segnalati, individuandone gli eventuali responsabili, quindi facendoli giudicare con terzietà dalle Autorità giudiziarie competenti, oltre che disciplinarmente, azione, quest’ultima, su varie vicende stranamente mai avviata.

Da uomo dello Stato non posso credere che si debba sempre auspicare in un intervento dei media al fine di far evincere il vero andamento dei fatti, quindi il raggiungimento della verità, come accaduto, ad esempio, per i casi di STEFANO CUCCHI, del Paracadutista EMANUELE SCERI, del Ranger ANTONIO ATTIANESE e di MARCO VANNI. Peraltro, le ultime tre vicende, vissute più o meno personalmente.

Andando a concludere, Signor Presidente, visto il Suo pregresso di vita e professionale, so che potrà condividere il fatto che la verità non sia mai facile da raccontare, perché smuove le coscienze, rompe gli schemi, mettendo a nudo ciò che siamo.

Forse per questo è più facile togliere di mezzo chi denuncia piuttosto che rischiare di dover ammettere i propri errori e le proprie mancanze, ovvero intervenire per risolvere problemi e situazioni ormai consolidate, magari anche per propria colpa o dolo.

La finzione e il travisamento sono molto più facili da sopportare rispetto alla verità.

Ma noi uomini dello Stato e delle Istituzioni, Signor Presidente, dobbiamo portare avanti dei valori e degli ideali, difendendoli contro tutto e contro tutti, pur coscienti delle ritorsioni e del prezzo da pagare.

Non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo, girarci dalla parte opposta. Tanto meno possiamo interrompere, vanificandolo, quanto finora fatto.

Noi saremo sempre nel giusto se le nostre battaglie, con tutti i rischi connessi, saranno messe in campo in favore degli “ultimi”, di chi, pur vivendo una esistenza difficile e dolorosa, non sa o non può difendersi.

Signor Presidente, Lei come il sottoscritto, non si è mai lasciato travolgere dagli attacchi o dalle situazioni dolorose vissute, rimanendo fermo e saldo sull’obiettivo primario: benessere del Paese e degli italiani.

Signor Presidente, per finire, ci sono soggetti che razionalmente pur di non far evincere la verità, ovvero difendere loro stessi o altri rei, arrivano anche a vere e proprie azioni ritorsive simili al metodo “mafioso”, al fine di spinger al silenzio omertoso chi osa parlare, financo ad eliminarli dal Comparto.

Assomilitari è pronta ad essere smentita da una Autorità Giudiziaria super partes, se questa ne sarà capace. Questo non è ancora avvenuto.

In qualità di Presidente accetterò con grande serenità qualunque conseguenza, nel caso qui sostenuto risultasse falso o non dimostrabile.

Io sono talmente certo e fermo su quanto affermato negli anni da continuare a mettere in gioco il mio onore, la mia carriera e la serenità familiare.

Ovviamente, nel caso Lei me lo concedesse, sarei ben lieto di poterLe riscontrare con evidenze incontrovertibili tutto quanto qui esposto, che nessuno finora è stato in grado di confutare in modo formale e oggettivo e in ottemperanza alle procedure previste.

L’unica reazione ottenuta dalle denunce è stata la persecuzione personale.

Con incondizionata stima e fiducia,

                                    Presidente Assomilitari Carlo Chiariglione


0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *