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L’Italia avverte: “Non pagheremo i contributi all’UE”.

La questione della nave Diciotti è diventata l’occasione per un braccio di ferro tra Italia ed UE.

Pochi giorni fa, infatti, Di Maio ha dichiarato che era pronto a non approvare il bilancio Europeo (che richiede l’unanimità) e a non pagare la quota annuale dovuta dal nostro paese all’UE, pari a circa 14-15 miliardi di euro l’anno che, tenendo conto di quelli che tornano indietro dall’UE all’Italia, alla fine ammontano a 2-3.

Prontamente la replica di Oettingher (commissario al bilancio dell’UE), a non mischiare il problema dell’immigrazione con quello del bilancio dell’UE, trattandosi di questioni diverse.

La vicenda rischia di trasformarsi in una crisi politica a tutto tondo, che metta in discussione il rapporto tra Italia e UE.

Vediamo perché.

La legge europea prevede, in caso di infrazione ad un obbligo comunitario, una procedura in due fasi:

  1. La fase pre contenziosa. In questa fase viene inviata al paese inadempiente una lettera di messa in mora, dando due mesi al paese inadempiente per replicare, fare osservazioni, giustificarsi, ecc. Al termine di questi due mesi la commissione europea formula un parere, eventualmente prescrivendo al paese inadempiente le misure da attuare per evitare altre sanzioni e mettersi in regola.
  2. La fase giurisdizionale. Qualora lo stato inadempiente persista nel suo comportamento inizia la procedura davanti alla Corte Europea, la quale emette una sentenza con cui obbliga all’adempimento. In caso di inadempimento viene emessa una sanzione pecuniaria.

Le sanzioni sono calcolate tenendo conto di vari elementi:

  • l’importanza delle norme violate e gli effetti della violazione sugli interessi generali e particolari;
  • il periodo in cui il diritto dell’Unione non è stato applicato;
  • la capacità del paese di pagare, con l’intento di assicurare che le sanzioni abbiano un effetto deterrente.

In poche parole, l’inadempienza del nostro governo, in questo caso, consisterebbe proprio in una violazione economica nei confronti dell’UE stessa. Che sarebbe sanzionabile però con una pena pecuniaria.

Una sorta di paradosso (sanzionare un’inadempienza pecuniaria con un’altra sanzione pecuniaria, che ovviamente sarebbe a sua volta disattesa).

Il problema non è quindi giuridico, ma politico. Resta da vedere se queste dichiarazioni siano destinate a rimanere solo un’esibizione di muscoli, oppure siano minacce concrete; in quest’ultimo caso si rischia quindi di trasformare la vicenda in una crisi politica senza precedenti tra noi e l’UE.

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