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PUNTI DI RIFLESSIONE IN UN NATALE 2020 QUALSIASI: I sacrifici saranno la causa dei più bei sorrisi

 

Si può credere o meno che quell’uomo fosse figlio di Dio.

Rimane il fatto che l’immagine di un uomo tradito dai suoi stessi amici che urla di dolore “Dio mio perché mi hai abbandonato” sia la descrizione plastica di una circostanza in cui chiunque si è trovato almeno una volta nella vita.

Di tutta questa storia, che ho ascoltato e letto tante volte, per scelta o mio malgrado, mi ha colpito soprattutto la faccenda dell’amicizia tradita.

C’era quest’uomo carismatico, trascinatore, ammirato, amato. Aveva un gruppo di amici fidati, che avevano il sogno folle che abbiamo tutti noi giovani, quello di salvare il mondo. Le cose non sono andate molto bene.

Trascinare le folle provando a opporsi al potere non è mai una buona idea.

L’uomo carismatico ha iniziato a farsi dei nemici e i nemici hanno corrotto uno dei suoi amici che l’ha tradito.

Lui lo sapeva che sarebbe stato tradito, sapeva anche da chi, ma amava i suoi amici e forse fino alla fine aveva creduto che potessero essere migliori di quello che il destino aveva deciso per loro.

Quindi, non era scappato, non si era nascosto.

Però glielo aveva fatto sapere, aveva detto lo so che uno di voi mi tradirà, io lo so, l’ho capito, ma questa è la vita per cui sono nato e non fa niente, non fa niente se un amico, con il quale ho mangiato, dormito, riso, pianto, mi pugnalerà alle spalle.

Non mi pento di avergli voluto bene.

C’era quest’altro amico, che io ho sempre pensato fosse il suo migliore amico, che era lì a cena e diceva io non ti tradirò mai.

E ci credeva, lui non l’avrebbe mai fatto, lui amava quell’uomo, non avrebbe mai tradito la sua fiducia.

E l’uomo carismatico ha dovuto dirglielo, gli ha detto guarda che anche tu mi tradirai, farai finta di non conoscermi, e non una, tre volte, vedrai. E poi è finito tutto male.

Hanno arrestato l’uomo, gli hanno fatto un processo, lo hanno condannato a morte.

Il suo amico, il migliore amico, era lì ad aspettare che decidessero che fine far fare all’uomo che tanto amava.

E stava lì, disperato, impotente, distrutto.

La gente lo riconosceva, gli diceva ma tu sei quel suo amico, tu eri con lui.

Lui era spaventato, terrorizzato, aveva paura di finire in croce, non era mica pronto a morire, non era pronto a salvare da solo il mondo.

Allora ha negato, non lo conosco!; una, due, tre volte.

E qui c’è un solo libro di quelli che ti fanno leggere su questa storia che la termina in questo modo.

C’è questo libro di Luca che dice che alla terza volta, la terza volta che il suo migliore amico ha negato di conoscerlo, l’uomo carismatico si è voltato, ha cercato il suo volto e l’ha guardato.

Io mi sono sempre immaginata questo momento della vita dell’uomo carismatico come il più umano. In quello sguardo, in quegli occhi feriti che incontrano gli occhi di un amico che gli aveva promesso che non l’avrebbe tradito mai, che gli aveva detto io sarò sempre il tuo migliore amico, io ci sarò sempre per te, in quello sguardo ferito e rassegnato io ci ho sempre letto l’enorme fatica di essere uomini.

E non lo so se, come dicono, quell’uomo carismatico fosse davvero figlio di un Dio.

Io so che anche per lui amare ed essere amato non è stato facile. Come per noi, che promettiamo, ci impegniamo, sbagliamo, tradiamo, ci guardiamo negli occhi, piangiamo e, qualche volta, dobbiamo provare ad essere così divini da perdonare e perdonarci.

 

Faccio mia questa stupenda rappresentazione che la mia amica e collaboratrice di ASSOMILITARI , Dott.ssa Psicologa Maria Capece, ha saputo fare di un evento, il Natale, e di un uomo, Gesù, che da 2000 anni ci rapiscono l’anima e i sogni.

Duemila anni di racconti, di supposizioni di riti di letterature, per identificare situazioni che riviviamo ogni giorno: l’amicizia, l’amicizia tradita, la speranza, la passione, l’altruismo, il sacrificio, la lealtà, il tradimento, e infine il perdono.

Basterebbe essere più “umani” per riuscire a vivere in pace con se stessi e il mondo.

Basterebbe rispettare gli altri per evitargli inutili sofferenze e pregiudizi.

Basterebbe dire la verità sempre, anche se scomoda o ci espone a rischi.

Ma la verità non è mai facile da raccontare, perché smuove le coscienze, rompe gli schemi, mettendo a nudo ciò che siamo. Nessuno vorrebbe vedersi come realmente è, con tutte le proprie pecche, limitazioni, situazioni di disagio e dolore, infatti, è molto più facile far finta di nulla, cercando di sopravvivere nascondendo la realtà, ancor più se potrebbe esporci al giudizio.

La finzione e il travisamento sono molto più facili da sopportare e da proporre rispetto alla verità.

Dobbiamo portare avanti dei valori, difendendoli contro tutto e contro tutti, pur coscienti delle ritorsioni e del prezzo da pagare, non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo, girarci dalla parte opposta.

Tanto meno possiamo interrompere, vanificandolo, quanto finora fatto.

Si è nel giusto fino a quando il nostro impegno non è rivolto a chi è forte o sa difendersi, tanto meno a un nostro tornaconto, bensì quando ci impegniamo con anima e corpo nei confronti di chi pur vivendo una esistenza difficile e dolorosa, non sa o non può difendersi. Le battaglie, queste battaglie con tutti i rischi connessi, sono le uniche che valgano la pena di combattere.

Non lasciamoci travolgere dagli attacchi del momento e non lasciamoci demoralizzare a amareggiare dagli “amici” che, nel momento del bisogno, si allontanano dalla nostra strada.

Tutto, nel bene e nel male, prima o poi passa, basta saper aspettare con tenacia e coerenza.

Buon Natale 2020

Carlo Chiariglione

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