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Suicidi nelle Forze Armate e nei Corpi Armati dello Stato: La linea di Comando che volutamente non guarda e non preventiva ha le mani sporche di sangue – l’Esercito Italiano, anche se con modalità troppo lente e poco incisivi, si sta muovendo… Confidiamo nel Generale Farina e nel Ministro Trenta per una rapida risoluzione.

 

Negli ultimi mesi si sono verificati ancora diversi casi di suicidi tra gli appartenenti alle Forze Armate e Forze dell’Ordine.

A seguito dei quali, e solo in seguito agli stessi, vari vertici si sono mobilitati per chiudere la stalla solo dopo la fuga dei cavalli.

La stalla purtroppo è nuovamente aperta in attesa di nuove fughe.

A fronte di tali nefasti eventi dovrebbe sorgere in tutti una domanda: “cosa potrei fare nel caso mi trovassi difronte ad una persona possibilmente suicida?”

In molti, pur avendo difronte un caro o un amico con tale problematica, forse non interverrebbero.

Magari per superficialità, per timidezza, per ignoranza o ipotizzando di non essere all’altezza di tale situazione demandando una vitale e immediata azione ad altri più “titolati”.

Sarebbe un errore non recuperabile, anche per il fatto che chi conosce la persona “possibilmente” suicida, rappresenta la prima e più “professionale” sentinella, quindi la prima forma di tutela e assistenza.

Il problema è che nelle Forze Armate e nei Corpi Armati dello Stato la depressione e lo stress correlato sono ancora visti  da parte dei vertici, come problemi soggettivi e non oggettivi e naturali, quindi, come un male da nascondere da parte di tali soggetti, fino alla sua conclamazione ed esplosione quasi sempre coincidente con gesti estremi perpetrati da parte degli stessi.

I Vertici dovrebbe prendere coscienza che lo stress correlato è un possibile ed inevitabile passaggio obbligato per gran parte del proprio personale.

I Vertici dovrebbero essere più intelligenti, razionali e leali da capire che lo stress correlato e gli altri disturbi assimilati non avvengono solo a seguito dei conflitti bellici, bensì, e ancor più, nel normale svolgimento del servizio all’interno delle mura delle caserme.

Questo per vari motivi, tra i quali anche un aumento di comportamenti vessatori, illegali, arroganti e moralmente distruttivi perpetrati da Comandanti a vari livelli, e sempre più messi in atto anche alla luce del giorno.

L’impunità ha esaltato e potenziato tale problematica nei soggetti più deboli o già minati per altre motivazioni personali.

Ai vertici dico di preventivare con lealtà e razionalità tali situazioni, cercando di minimizzare ogni possibile catalizzatore presente nelle caserme, attraverso un reale, immediato, efficace ed efficiente sistema di prevenzione ed intervento.

Purtroppo non è stato sempre messo in atto ogni accorgimento, visto che seppur anticipati con formale denuncia possibili suicidi indotti, con indicazione di situazioni e nomi ben definiti, questi si sono verificati nei modi sopra descritti nella completa incuranza dei vertici interessati.

Le caserme dovrebbero essere un posto dove dissipare lo stress e le sofferenze e non, al contrario, dove enfatizzare il proprio malessere psico-fisico incontrando ciechi e sordi personaggi che giocano a fare i comandanti ( “c” volutamente minuscola), ma che nella realtà sanno solo comandare con il terrore e con le minacce. Forti con i deboli e deboli con i forti.

Nella speranza di non dover più piangere colleghi e amici.

Presidente di Assomilitari
C.le Magg. Ca. Sc. (Q. S.) Carlo Chiariglione

#assomilitari
#nessunorimaneindietro

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