MOBBING E AMBIENTI MILITARI – QUANDO IL SILENZIO DIVENTA UNA FERITA
Davanti alla Corte dei Conti – Sezione Giurisdizionale per il Lazio si sta discutendo una vicenda estremamente delicata che riguarda un’Ufficiale donna riformata dopo la perdita dell’idoneità al servizio militare incondizionato, in un contesto caratterizzato – secondo quanto dedotto nel ricorso – da gravi dinamiche persecutorie, vessazioni lavorative e comportamenti riconducibili a mobbing.
Con ordinanza n. 69/2025, emessa nell’ambito del giudizio n. 79300 dalla Corte dei Conti – Sezione Giurisdizionale per il Lazio, è stata disposta l’apertura delle operazioni peritali medico-legali, fissando per i primi di giugno 2026 le attività tecniche da remoto.
E questo è un passaggio processuale molto importante.
Chi conosce davvero il processo pensionistico davanti alla Corte dei Conti sa bene che la nomina di un collegio medico-legale o l’apertura di operazioni peritali non è mai un atto automatico.
Quando un Giudice contabile dispone una consulenza tecnica di questo tipo significa che il ricorso presenta elementi di fondatezza tali da rendere necessario un approfondimento specialistico sul nesso causale, sulla documentazione sanitaria, sulle condizioni di servizio e sulle conseguenze riportate dal militare.
In altre parole: la Corte ritiene che vi siano aspetti meritevoli di approfondimento tecnico.
Altrimenti, semplicemente, la consulenza non verrebbe disposta.
Ed è proprio qui che emerge uno dei temi più complessi e meno raccontati del mondo militare: il mobbing nelle Forze Armate.
Un fenomeno che spesso si manifesta attraverso isolamento professionale, delegittimazione, pressioni continue, umiliazioni, svuotamento delle mansioni, marginalizzazione e deterioramento progressivo delle condizioni psicofisiche del personale.
Per anni, molti militari scelgono di non parlare. Per senso del dovere. Per paura di conseguenze sulla carriera. Per timore di essere considerati fragili in un ambiente che insegna a resistere sempre.
Ma nessuna uniforme può giustificare la perdita della dignità personale.
Nel procedimento sarà fondamentale il lavoro tecnico medico-legale volto a ricostruire il percorso sanitario, le condizioni lavorative e le eventuali correlazioni tra il contesto ambientale vissuto e la successiva perdita dell’idoneità al servizio.
La ricorrente sarà assistita dall’Avv. Michela Scafetta e dal Dott. Carlo Maria Oddo, consulente tecnico di parte, nelle operazioni peritali fissate per i primi di giugno 2026.
Perché dietro ogni fascicolo non c’è soltanto una domanda previdenziale.
C’è una persona che chiede che anni di sofferenza non vengano archiviati nel silenzio.
Roma 18.05.2026
www.assomilitari.it www.studiolegalescafetta.it
Presidente Mar. Carlo Chiariglione Avv. Michela Scafetta
#NESSUNORIMANEINDIETRO

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