Tutti sono contro il direttore del “Fatto Quotidiano” Marco Travaglio in difesa della Minetti e della Procuratrice Dott.ssa Francesca Nanni. Ma la vicenda ha delle similitudini con la morte di un militare italiano.

Pubblicato da Presidente AssoMilitari il

PREMESSA

Il sottoscritto Presidente di Assomilitari prima di entrare nel merito di questo comunicato, ribadisce formalmente:

  • Di riconoscere la presunzione di innocenza fino a prova contraria per ogni cittadino, quindi, anche per tutti i nomi qui citati;
  • Di riconoscere l’eccellente e indiscussa bontà delle figure professionali e umane di tutti soggetti qui citati.
  • Che non ci sia alcuna volontà di ledere i soggetti qui citati .

Fatta tale doverosa premessa, il sottoscritto da buon cittadino nonché in veste di Presidente di una Associazione di categoria che tutela da sempre il personale in uniforme e le Istituzioni tutte, si permette di scrivere quanto qui rappresentato al solo fine di tutelare ogni Istituzione e ogni soggetto qui richiamati. Infatti è convinzione di chi scrive, che solo un attivo impegno civico, la trasparenza e la buona fede possano preservare le Istituzioni qui implicate, quindi il Paese e i relativi cittadini.

Per noi di Assomilitari tale azione è ritenuta ancora più necessaria e doverosa per la presenza in tale vicenda del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ricopre il ruolo di Comandante delle Forze Armate, di Presidente del Consiglio Supremo di difesa, Oltre tali ruoli, il Presidente Mattarella è ritenuto da tutti persona degna di fiducia e rispetto, nonché “Simbolo dell’Unità Nazionale”.

Ma tale azione risulta anche dovuta nel rispetto di un giornalismo coraggioso, sano e indipendente, libero da vincoli e pressioni se non quelli dettati dalle vigenti leggi dello Stato.

Il Fatto Quotidiano, il suo direttore Marco Travaglio, come anche la trasmissione “E’ sempre Cartabianca” e la sua direttrice Bianca Berlinguer, nonché “Report” e il suo direttore Sigfrido Ranucci, hanno esercitato con professionalità, rigore e coraggio il loro diritto di critica e di cronaca su situazioni di indiscusso interesse pubblico.

La libertà di cronaca e di critica non deve essere demonizzata o distorta in funzione della popolarità o della “potenza” degli eventuali soggetti implicati.

Anche su tale libertà di espressione si fonda la nostra Repubblica, come più volte sancito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

CRONISTORIA

In breve:

Minetti, già igienista dentale, è divenuta famosa per le vicende legate a Silvio Berlusconi, principalmente per il caso della ragazza marocchina Karima El Mahroug, meglio conosciuta come “Ruby Rubacuori”, spacciata da una parte politica pro tempore come asserita nipote del pro tempore Presidente dell’Egitto Hosni Mubarak. Realtà poi riscontrate totalmente false.

  • Dopo tale notizia, la Presidenza della Repubblica chiedeva spiegazioni alla Procura Generale di Milano, guidata dalla ssa Francesca Nanni. Questo perché nel precedente iter di riconoscimento della grazia, tale Procura aveva dichiarato di aver svolto tutti i dovuti accertamenti ed indagini, finalizzate a vagliare la presenza di tutti gli essenziali elementi necessari per permettere al Presidente della Repubblica di poter firmare tale grazie. Le indagini, quindi, erano conditio sine qua non alla firma della grazia.
  • Il 28.04.2026 sull’”Espresso”, si leggeva:
  • “[…] Abbiamo agito sulla base della delega del ministero. Non ci interessa ciò che dicono di noi, abbiamo la nostra coscienza e sappiamo cosa fare e abbiamo fatto gli accertamenti. Il ministero li ha ritenuti idonei per il proprio parere e la presidenza della Repubblica li ha ritenuti sufficienti. Ora l’interesse di tutti è chiarire i fatti indicati – hanno aggiunto Nanni e il sostituto PG Gaetano Brusa -. Potremmo alla fine anche ammettere di non essere stati perspicaci, seppure diligenti, ma prima dobbiamo fare tutte le verifiche []”.
  • https://lespresso.it/c/politica/2026/4/28/nicole-minetti-grazia-indagini-procura-milano/61628
  • Il 04.06.2026, la Procura di Milano ha inviato una nota al Ministero della Giustizia nella quale, dopo aver affermato di aver svolto nuove indagini, ne sanciva le risultanze:
  • Conferma dei presupposti: Non sono emersi fatti contrastanti con le valutazioni che avevano inizialmente portato alla concessione della grazia.
  • Validità dell’adozione: La Procura ha accertato che non ci sono irregolarità nel procedimento di adozione riconosciuto in Italia.
  • Archiviazione delle verifiche: La Procura ha concluso che non vi sono motivi per una rivalutazione del provvedimento
  • Contestualmente la Presidenza della Repubblica diramava una comunicazione nella quale, a fronte di tali indagini vantate dalla Procura di Milano, confermava la grazia emessa nei confronti di Nicole Minetti:
  • https://www.quirinale.it/it/notizie/grazia-minetti-presidente-prende-atto-conclusioni-procura-generale-milano-1
  • Nella serata del 05.06.2026, al programma “Otto e mezzo” condotto dalla giornalista Lilli Gruber, si è svolta una accesa discussione tra il Direttore del “Fatto QuotidianoMarco Travaglio, il giornalista e saggista Paolo Mieli e il politico e giornalista Italo Bocchino.

La trasmissione intitolata “ Da Minetti a Berlusconi: processo a Travaglio”, prendeva spunto proprio dalla nota della Procura Generale di Milano e la successiva emessa dal Quirinale, stralcio:

In breve Marco Travaglio stigmatizzava il fatto che non fossero state effettuate le indagini, ovvero che quelle vantate fossero parziali, travisanti e in potenziale conflitto di interesse, quindi, che non si fossero nel concreto smentite le cose dallo stesso indicate nell’inchiesta prodotta dal Fatto Quotidiano.

  • Il 05.06.2026 nell’editoriale del Fatto Quotidiano Marco Travaglio scrive:
  • LETTERA ALLA PROCURATRICE

Egregia procuratrice generale Francesca Nanni, lei è liberissima di credere a Santa Nicole Minetti, di passare un colpo di spugna sulle sue condanne per reati gravissimi senza che abbia scontato un minuto di pena; di cancellare le pesanti accuse lanciate da una testimone oculare senza neppure ascoltarla, anzi facendola “smentire” dai testimoni della difesa, cioè affidando alla Minetti le indagini sulla Minetti; di rinunciare alla rogatoria in Uruguay perché si tratta di un procedimento amministrativo e poi di prendere per oro colato le “indagini difensive” della coppia (quindi nei procedimenti amministrativi indaga solo la difesa?), anche se basta googlare i nomi giusti o andare a Ibiza e Punta del Este e tendere l’orecchio per conoscere la verità. Tutto questo lei lo può fare perché è nel suo potere insindacabile (nel procedimento amministrativo non esistono gradi di giudizio ed è lei a giudicare se stessa). Ciò che lei non può fare, perché non è nei suoi poteri, è infangare e diffamare con accuse di falso il lavoro giornalistico di un quotidiano, il Fatto che ho l’onore di dirigere, in un comunicato che non ammette contraddittorio, ma permette alla peggior feccia di darci dei falsari come se l’avesse accertato una sentenza definitiva (la famosa presunzione d’innocenza). Dopo i nostri scoop, delle 23 righe del suo parere pro grazia non resta in piedi una virgola sui due punti- cardine: la nuova vita di Santa Nicole (ha continuato quella di prima) e l’esigenza di evitare i servizi sociali per far curare il bimbo negli Usa (poteva farlo in 9 ospedali italiani). Abbiamo intervistato Graciela, ex massaggiatrice di casa Cipriani, riportando fedelmente ciò che ci ha detto e ha poi ripetuto terrorizzata dalle possibili conseguenze, a una tv uruguayana, sui festini nel ranch di Cipriani con escort d’importazione selezionate dalla Minetti. In tv ha aggiunto di avere altre cose da riferire per non passare da “complice” di ciò che ha visto e subìto, ma che l’avrebbe fatto solo “alla Procura italiana che presumibilmente mi convocherà”. Cioè a lei, dottoressa Nanni, che invece ha scelto di non ascoltarla. Se l’avesse fatto, avrebbe potuto sapere le “altre cose” e sottoporle alle doverose verifiche. Magari sentire le due ex colleghe che le hanno scritto lodandone il “coraggio”(quindi escludono che stia mentendo). O trovare altri testimoni che i nostri cronisti sul campo continuano a incontrare registrando sempre nuove conferme su quei festini che presto il Fatto racconterà e che la Procura generale ha omesso di cercare, esponendo la Presidenza della Repubblica a nuove figuracce involontarie. Le auguro di lavorare un giorno con la passione, lo scrupolo e il culto della verità che contraddistingue i giornalisti del Fatto. Intanto attendo le sue scuse.

 

MERITO

Dalla giornata del 4 giugno, si è tornato a parlare del caso della grazia ricevuta da Nicole Minetti a firma del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Vicenda già ampliamente discussa negli ultimi mesi da vari media nazionali.

In tale vicenda si riscontrano fatti, modalità e nominativi che si soprappongo a situazioni personalmente vissute circa 10 anni fa. Per tale motivo, come già anticipato, si ritiene doveroso esporle ai soggetti qui richiamati, in virtù della libertà di espressione, di critica e di cronaca, nel totale rispetto di tutti gli attori, quindi, senza entrare nel merito di giudizi o allusioni. Solo una mera ricostruzione dei fatti.

La vicenda di oggi tocca la Procura Generale di Milano guidata dalla Dott.ssa Francesca Nanni, ovvero alcuni suoi collaboratori. Infatti, leggendo le inchieste sopra citate, alcuni soggetti di tale Procura potrebbero aver emesso pareri e firmato atti finalizzati alla concessione della grazia per la Minetti da parte del Presidente Mattarella, tralasciando alcuni possibili punti di riflessione, ovvero, senza potenzialmente aver effettuato tutti gli inderogabili accertamenti e le indagini, quindi a fronte di potenziali leggerezze o errori.

La richiesta di spiegazioni e di nuovi accertamenti avanzata dal Quirinale alla Procura Generale di Milano, presuppone che anche tale alta Istituzione, possa aver riscontrato una carenza in tal senso. Il fatto che la Procura di Milano abbia poi avviato un complemento di istruttoria, effettuando ulteriori vagli e indagini prima non svolte, ne sembra conferma.

Per riassumere, sempre a fronte di quanto indicato nelle inchieste sopra citate, sembrerebbe che il Presidente della Repubblica possa essere stato indotto in buona fede a firmare una grazia in potenziale assenza dei prescritti “requisiti”, a causa ( è sempre l’ipotesi delle inchieste giornalistiche qui richiamate), di vagli e indagini potenzialmente non svolti o svolti con superfluità dalla Procura Generale guidata dalla Dr.ssa Francesca Nanni.

Tali situazioni sembrerebbero ripetere un modus operandi già accaduto e formalmente segnalato in precedenza al C.S.M..

Circa dieci anni fa, lo scrivente presentò una formale denuncia presso la Procura ordinaria di Cuneo, guidata dalla Procuratrice Dr.ssa Francesca Nanni, in relazione a diverse possibili irregolarità potenzialmente poste in essere da alcuni militari di una linea di comando di un Reparto presente in Piemonte.

Tra queste potenziali irregolarità si leggevano ad esempio omissioni, mobbing, vessazioni, ritorsioni, abusi di autorità, falsi in atti pubblici.

Tra le cose denunciate, c’era una questione molto grave che potrebbe aver facilitato anche la morte di un giovane militare in servizio in detto reparto:

  • L’invio in una missione estera di militari che non avevano partecipato alle inderogabili e prescritte fasi addestrative;
  • La presenza di firme false poste sui vari registri e piani di lezione dell’epoca, a copertura delle assenze di detti militari dalle lezioni e dagli addestramenti;
  • L’aver impiegato tali militari in fasi operative militari (pattuglie operative);
  • L’aver impiegato in fasi tattico-operative anche militari che per i mancati addestramenti, l’assenza di pregressa esperienza professionale operativa, ma ancor più incarico ufficiale ricoperto ( logistico e non operativo), avrebbero invero dovuto svolgere solo attività e incarichi di ufficio all’interno delle infrastrutture militari.

Uno di questi militari, che non partecipò a tutti gli addestramenti dichiarati imprescindibili dal Ministero della Difesa per essere impiegato all’estero, che ricopriva un incarico logistico (addetto ai comandi) e non operativo (fuciliere) come invece più volte vantato da alcuni comandanti dell’epoca, in spregio alle direttive, venne poi inviato in una pattuglia operativa esterna alla base, dove perì per uno scontro a fuoco.

La denuncia presentata dal sottoscritto alla Procura Ordinaria di Cuneo, per la delicatezza e gravità dei fatti rappresentati, venne presa in mano direttamente dal pro tempore Procuratore di Cuneo Dott.ssa Francesca Nanni, oggi Procuratore di Milano e oggetto della vicenda Minetti.

Come affermato all’epoca da personale della Procura: “Il Procuratore ha voluto prendere personalmente in mano l’incarto vista la gravità delle accuse mosse e la delicatezza del caso” – “Ma non posso credere che questi Comandanti hanno avuto queste leggerezze, questi comportamenti, ma che gradi hanno? Ma sono matti? Facciamo così, visti gli argomenti, evitiamo di contattarla attraverso la Caserma, almeno non sanno nulla e non rischiamo di insospettirli mettendoli sulla difensiva. Evitiamo possibili inquinamenti di prove e possibili ritorsioni. Contattiamoci sempre e solamente attraverso il cellulare”.

Tale particolare attenzione venne presa dal sottoscritto con estrema gioia e gratitudine, anche perché, come possono confermare numerosi articoli giornalisti dell’epoca, la Dr.ssa Nanni era ritenuta da tutti un Magistrato Inquirente di indiscussa bravura e professionalità.

Dopo mesi d’indagine, la denuncia venne archiviata dalla Dott.ssa Nanni con il motivo che dalle indagini svolte nessuno tranne me avesse confermato i fatti. Questa lasciava intendere che la Dr.ssa Nanni avesse svolto le necessarie indagini, andando a sentire le decine di testimoni da me citati, ovvero avesse acquisito e letto tutti i documenti da me richiamati nella denuncia.

A fronte di tale richiesta di archiviazione è stato subito visionato il fascicolo prodotto dalla Procura, riscontrando la totale assenza di indagini e vagli. Non sono stati sentiti i testimoni da me citati, non sono state visionate le carte da me richiamate, non è stato svolto nessun accertamento, per poi archiviare.

Per tale motivo il sottoscritto ha più volte sollecitato nuove indagini e la riapertura del fascicolo, realtà invero sempre rigettata dalla Dr.ssa Nanni.

Vista la situazione, attraverso il protempore legale che si occupò delle varie richieste di riapertura del fascicolo, venne presentata anche una segnalazione al C.S.M. che non sortì effetti, di cui di seguito uno stralcio:

  • “ [] Da un esame della documentazione agli atti del procedimento penale nr. XXXX-20xx R.G.N.R. Mod.21 si nota che le indagini esperite dal Pubblico Ministero palesano lacune e contraddizioni: infatti, nell’esposto denuncia è stato più volte indicato, al termine del racconto di ogni singolo episodio, un elenco delle persone informate sui fatti che avrebbero potuto riscontrare quanto rappresentato dal denunciante odierno esponente.

16) Inspiegabilmente però il P.M. non disponeva l’identificazione e l’escussione delle persone citate, né disponeva accertamenti documentali (verbali e/o ordini di servizio delle esercitazioni) volti ad individuare tutti i possibili testimoni.

17) Ciò, oltre a rappresentare una mancanza tecnica di svolgimento delle indagini preliminari, si pone anche in contraddizione con l’assunto del P.M. nella sua richiesta di archiviazione, nello specifico: “le condotte .in parte non sono accompagnate da sufficienti riscontri essendo basate unicamente sulle dichiarazioni del Chiariglione Carlo”.

18) Il P.M. stesso affermava che “non vi erano riscontri” ma, allo stesso tempo, non delegava tali accertamenti. []”

Ma le questioni che avevo denunciato alla PM Dr.ssa Nanni, erano invece ben fondate e documentate, come poi riscontrato con testimonianze ( quelle mai sentite dalla Dr.ssa Nanni) e documenti ufficiali ( quelli mai acquisiti dalla Dr.ssa Nanni) in un procedimento svoltosi dieci anni dopo proprio sui medesimi argomenti e sulle medesime segnalazioni che la PM aveva contrassegnato come inconsistenti e privi di riscontri, ad esempio:

  • Conferma della presenza di militari inviati in missione pur privi dei prescritti addestramenti;
  • Conferma della presenza di firme apocrife presenti sui registri firma, poste a coprire tali assenze, tra le quali anche quella del militare morto;
  • La conferma che il militare morto in missione, non avesse partecipato a tutti i prescritti addestramenti;
  • La conferma che tale militare deceduto non avesse l’incarico di fuciliere (come falsamente vantato da alcuni comandanti dell’epoca), bensì di “addetto ai comandi”, quindi, di scritturale;

Nel recente procedimento penale sopra richiamato, si è anche appreso dai documenti ufficiali dell’epoca ivi riprodotti e visionati, (redatti all’epoca della morte del militare a seguito dello scontro a fuoco), che durante la fase di esfiltrazione dei militari feriti (richiesta MEDEVAC – “Medical Evacuation”), avviata e condotta dalla pro tempore linea di comando presente sul campo, ci furono una serie di gravi errori posti in essere dalla medesima che con molta probabilità contribuirono/favorirono potenzialmente al decesso di uno di questi, come formalmente affermato dai 2 Colonnelli medici all’epoca dei fatti responsabili in detto Teatro Operativo delle attività “MEDEVAC”.

Tali ufficiali medici, infatti, in più occasioni dichiararono formalmente e ufficialmente che:

  • Ci fu una errata/incompleta comunicazione del format di richiesta MEDEVAC (nine-line), documento necessario per far avviare il recupero feriti dagli elicotteri;
  • Furono segnalate delle coordinate errate della zona di esfiltrazione, creando problemi per la coordinazione degli elicotteri impegnati all’esfiltrazione dei feriti;
  • Fu indicato un errato numero di feriti a terra;
  • Fu segnalata una errata rappresentazione delle tipologie di ferite riportate dai militari (ad esempio, non fu comunicata la presenza di una grave ferita addominale nel militare ferito poi deceduto);

Tali errori comunicativi e di comando portarono ad un insieme di fattori che, come dichiarato dai responsabili medici del momento, incisero gravemente sull’esito dell’intervento medico stesso. Infatti fu riscontrato:

  • Un ritardo di circa 40 minuti nell’intervento degli elicotteri (MEDEVAC);
  • Gli elicotteri partirono con un errato assetto medico, rispetto alle ferite presenti sui militari;
  • Che a fronte dell’errata segnalazione delle ferite riportate dai militari (special modo quello poi deceduto), anche il militare ferito all’addome fu portato in un centro medico non specializzato in tali ferite (Role 2). Dopo circa 4,5 ore di operazione, per via della tipologia di ferita riportata, tale militare veniva stabilizzato per essere trasportato in un nuovo centro medico distante 15 minuti di volo, specializzato in ferite all’addome ( Role 3).

Dopo circa 45 minuti dall’arrivo nel nuovo centro medico ( Role 3) (circa 6 ore dal ferimento!) tale giovane militare moriva sotto i ferri.

In tali vicende legate a dieci anni fa, ci furono soggetti della pro tempore linea di comando che pur in presenza di detti presupposti sopra sinteticamente richiamati, alla fine della missione percepirono dei riconoscimenti di vario genere, alcuni dei quali furono benemerenze rilasciate dal Presidente della Repubblica.

Ovviamente, all’epoca dei fatti la Dr.ssa Francesca Nanni non era entrata nel merito degli errori accaduti in missione come sopra riportato. Non era nemmeno entrata nel merito dell’erogazione delle benemerenze rilasciate dal Presidente della Repubblica. Poiché tutti fatti, questi, avvenuti cronologicamente dopo l’archiviazione della denuncia presentata dal sottoscritto. Nessuno tanto meno il sottoscritto, quindi, all’epoca come oggi solleva questioni di tale genere nei confronti del pregevole Magistrato Dr.ssa Nanni e della Procura Ordinaria di Cuneo da questa all’epoca egregiamente guidata.

Però non si può nemmeno aprioristicamente escludere che se le risultanze uscite ai giorni nostri dopo dieci anni dagli eventi militari sopra citati, in un giudizio penale che verteva sugli stessi elementi e vicende archiviate dalla egregia Dr.ssa Nanni dieci anni prima (es: addestramenti non svolti, firme false, errato impiego del personale, etc), fossero state vagliate ed evidenziate dalla stessa già all’epoca attraverso reali, efficaci ed efficienti indagini svolte, le vicende militari qui indicate, forse, avrebbero potuto vivere altri finali.

 

Con incondizionato rispetto, stima e fiducia nella giustizia, nelle Istituzioni e nella libera e coraggiosa “Stampa”.

Cuneo 07.06.2026

Presidente Assomilitari

Mar. Carlo Chiariglione